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Capitolo Quattro. Gli  scienziati.


Paragrafo 1 . Un difficile equilibrio.


La   Rivoluzione  scientifica,  come  abbiamo  visto  nelle  pagine
precedenti, non  un fenomeno omogeneo: pur partendo dall'esigenza,
comune  a  tutti i suoi protagonisti, di un rinnovamento totale,  o
comunque  radicale, del sapere e del metodo per raggiungerlo,  essa
d origine a percorsi molto diversi tra loro.
     L'equilibrio tra la ragione e i sensi, cui mirano i filosofi e
gli  scienziati  tra la fine del sedicesimo secolo e  l'inizio  del
diciottesimo,  un equilibrio estremamente instabile, difficilmente
raggiungibile  e  quasi  mai raggiunto: dal prevalere  del  momento
razionale  sull'esperienza sensibile nascer il  razionalismo;  dal
considerare  i  dati  sensibili forma  privilegiata  di  conoscenza
scaturir l'empirismo.
     La  ragione  si  rivolge  a  molti "oggetti"  che  trascendono
l'esperienza  sensibile: sono gli oggetti della  metafisica,  della
teologia,  della  stessa matematica. Un equilibrio  tra  ragione  e
sensi  possibile solo se  chiara la "natura" degli oggetti cui di
volta  in  volta  ci si rivolge; l'equilibrio non   possibile,  ad
esempio, quando la scienza presume di dimostrare l'esistenza  o  la
non  esistenza di Dio, o si impegna nella ricerca di cause che sono
esterne  al proprio ambito di indagine, o quando ritiene di  essere
l'unica  e  assoluta forma del sapere; oppure,  infine,  quando  la
teologia,  o  semplicemente la metafisica, si pone come  fondamento
del sapere scientifico.
     Quando  Galileo  chiede ed ottiene che accanto  al  titolo  di
matematico  il  granduca  di Toscana gli conceda  anche  quello  di
filosofo, non intende avere il riconoscimento per i suoi  studi  di
"filosofia  naturale", come allora si chiamava  la  fisica,  perch
quello  di  matematico  -  soprattutto per  chi,  come  Galileo,  
promotore  e  sostenitore  della matematizzazione  della  fisica  -
sarebbe  stato sufficiente a valorizzare le sue ricerche in  questo
campo.  Il  titolo  di  filosofo autorizza  Galileo  a  parlare  di
metafisica,  a  leggere  e  interpretare  le  Sacre  Scritture  per
individuare quali sono le questioni de Fide, rispetto alle quali si
deve   riconoscere  l'indiscussa  e  indiscutibile  autorit  della
Chiesa.  Galileo,  per,  non pensa che sia  possibile  fondare  la
morale  o  la conoscenza di Dio sugli assiomi della matematica:  lo
scienziato,  il  filosofo  e ogni uomo  hanno  il  diritto  di  non
escludere niente dal proprio desiderio di conoscenza, senza  che  a
ci  debbano corrispondere unicit di metodo e di fondamenti validi
per tutte le forme della conoscenza.
     Uomini  come Descartes e Leibniz, che hanno dato un contributo
notevole  al  progresso  del  sapere  scientifico  (si  pensi  alla
geometria analitica e al calcolo infinitesimale), non hanno  saputo
rinunciare all'idea di una unit
     
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     del sapere che faccia ricorso agli stessi fondamenti per tutte
le  forme  della conoscenza, negando cos di fatto quella autonomia
della  scienza  per  la cui difesa Galileo era stato  processato  e
condannato.  Per loro il procedimento razionale di tipo  matematico
pu  essere  fruttuosamente  applicato a  qualsivoglia  oggetto  di
indagine:  Descartes,  come vedremo, parla di mathesis  universalis
per indicare una conoscenza di tipo universale.
     Su  un  altro  versante, filosofi impegnati nella ricerca  dei
fondamenti  della  morale  e della politica,  preoccupati,  proprio
perch  filosofi, di elaborare teorie della conoscenza che  abbiano
un  valore universale, si confrontano con i successi della  scienza
moderna, basata su una osservazione razionale della natura e quindi
sui dati sensibili, e si muovono nella prospettiva di assumere come
fondamento  di  ogni  tipo  di conoscenza  i  dati  dell'esperienza
sensibile.  Soprattutto in Inghilterra si svilupper  la  filosofia
dell'empirismo   che   sfocer   nello   scetticismo,   cio    nel
riconoscimento  dell'impossibilit di  formulare  proposizioni  che
abbiano valore universale.
     Questo  dibattito, che, come sappiamo,  presente anche  nella
filosofia  antica, trae nuovo alimento dalla scienza moderna  ed  
tuttora aperto.
     Qui,  per  il momento, ci preme solo mettere in evidenza  che,
gi  a partire dal diciassettesimo secolo, alcuni scienziati, fatte
salve  le  convinzioni personali in campo teologico  e  filosofico,
affrontano  la  ricerca  scientifica senza preoccuparsi  della  sua
rilevanza  filosofica generale - cio senza cercare di  inserire  i
risultati del loro lavoro in un discorso sistematico sull'Essere, o
sulle  cause  e i princpi del Tutto - limitandosi ad analizzare  e
conoscere  le  parti  che hanno isolato e cui    rivolto  il  loro
interesse e la loro attenzione.
